Lavoro in chiaro

Facciamo riemergere l'impresa ed il lavoro nel Mezzogiorno

Giampiero Castano
Coordinatore per il tavolo di lavoro sul "Lavoro in chiaro"

Tutto il Paese risentirà pesantemente dello stop imposto dalla pandemia che violentemente ci ha colpito.

Il Sud, che faticosamente stava cercando di recuperare il ritardo con il resto del Paese, si trova ora in condizioni molto più difficili anche nei settori che paradossalmente avrebbero potuto (e ancora potrebbero) dare un importantissimo contributo generale. Si pensi alla ricerca, al turismo, alla cultura, alla agricoltura, ma anche alla logistica e all’e-commerce.

Gli strumenti abituali non possono dare risposte efficaci

Le conseguenze per le imprese e per la occupazione sono pesantissime perché da un lato CIG e disoccupazione aumentano e, dall’altro lato, per alcuni settori si avrà difficoltà a reperire mano d’opera. Non è possibile gestire tale situazione sperando che gli strumenti abituali possano dare risposte efficaci. E’ necessario dare flessibilità al sistema economico produttivo attraverso forme di lavoro che regolarizzino e tutelino tutti i lavoratori. E per questo proponiamo di adeguare strumenti già esistenti e cercarne di nuovi.

Di seguito alcune indicazioni operative che potrebbero essere attivate rapidamente e da considerare valide per una fase ampia (ma non definitiva) a decorrere dall’immediato. Si valuterà a ridosso della scadenza (settembre 2021, dopo la stagione estiva) quale strutturalità dare a queste proposte.

Sono proposte che si collocano in una prospettiva di rafforzamento dei principi di legalità e trasparenza in un momento nel quale, come sta emergendo anche dalle dichiarazioni del Ministro dell’Interno, la criminalità organizzata sta tentando di agire sfruttando le incertezze e le oggettive difficoltà di imprese e lavoratori.

1. Un più ampio utilizzo dei voucher

Prevedere un uso più ampio dei VOUCHER (Prestazione Occasionale) in alcuni settori che, per diverse ragioni, sono colpiti dalla pandemia COVID-19:

  • Agricoltura e allevamento
  • Industria agroalimentare
  • Logistica (compresi i cosiddetti riders)
  • Industria del turismo
  • Attività culturali (musei, librerie, guide turistiche, ecc.)
  • Commercio al dettaglio di generi alimentari

Fondamentale è la semplificazione e la trasparenza delle procedure per l’utilizzo dei voucher secondo la direttiva: “oggi serve domani c’è”. Può essere realizzata con una APP dedicata che traccia la domanda di voucher e la presenza del lavoratore in azienda. In questo modo l’utilizzo dei voucher sarebbe semplice e sicuro sia per il lavoratore che per il datore di lavoro.

Per ciascuno dei settori richiamati, vengono proposti nuovi limiti di giornate di lavoro e soglie minime di retribuzione oraria:

  • Fino ad un massimo di 70 giornate/anno, anche con interruzioni e con imprenditori diversi di una stessa provincia;

Costo-azienda non può essere inferiore a 11€/ora

  • Il costo-azienda del voucher non può essere inferiore a 11€/ora, ma si potrebbero prevedere anche voucher di valore superiore se la professionalità richiesta lo richiede;
  • L’importo lordo minimo percepito dal lavoratore sarà pari all’ 85% del valore orario definito con il datore di lavoro e quindi non sarà inferiore a 9,35 €/ora. Gli oneri sociali sono fiscalizzati. Al datore di lavoro spettano gli oneri fiscali azienda ed INAIL;
  • Il reddito da voucher non si cumula con altri redditi personali ed è tassato (IRPEF) con aliquota fissa del 15%.

Possono accedere a questa prestazione di lavoro tutte le persone con titolo a risiedere/soggiornare nel nostro Paese che già non abbiano un rapporto di lavoro in corso, di età superiore ad anni 16.

2. Una nuova normativa per il lavoro a tempo determinato

Modificare la normativa sul lavoro a tempo determinato per consentire l’immediato inserimento nel lavoro regolare di persone non occupate e consentire alle imprese che devono riprendere l’attività di verificare la “consistenza” e la tenuta temporale della ripresa.

Il rischio è che, per la grande incertezza di mercato, la scelta delle aziende sia quella di cessare l’attività e licenziare i propri dipendenti

In particolare si suggerisce:

  • Eliminazione delle causali anche per durate superiori ai 12 mesi;
  • Possibilità di assumere solo a tempo determinato nel caso di attività che siano rimaste interrotte per un periodo superiore a 2 mesi (es. ristoranti, alberghi di medio-piccole dimensioni);
  • Permesso di superare il limite del 20% dell’organico dell’anno precedente soprattutto per le imprese fino a 50 dipendenti.

La proposta è limitata nel tempo e si potrebbe pensare di limitarla anche territorialmente alle Regioni del Sud. Per le altre Regioni rimarrebbe l’attuale normativa, salvo verificarne la congruità in altro momento.

Il ricorso al contratto a termine consentirebbe a molte imprese di ricostituire il proprio capitale umano al termine della CIG in deroga: il rischio è che, in una situazione di grande incertezza di mercato, la scelta sia quella di cessare l’attività e licenziare i propri dipendenti, mentre con il contratto a termine si può puntare a mantenerli in forza e a guadagnare tempo con una sorta di “contratto di verifica” della possibilità di trasformarlo a tempo indeterminato se la ripresa della attività consentirà di guardare di nuovo al futuro.

3. Regolarizzare l'immigrazione

Regolarizzare gli immigrati a determinate condizioni:

  • che siano già presenti e censiti sul territorio italiano al 1° gennaio 2020;
  • che vengano regolarizzati con la contestuale offerta di un lavoro a termine o anche con un contratto di prestazione occasionale di durata non inferiore a 60 giornate lavorative.

In questo modo si ripristina forza lavoro che le vicende degli ultimi mesi avevano reso evanescente e si avvia un processo di riconoscimento di persone che da tempo operano nel nostro Paese; un processo di civiltà e di umana solidarietà.

La ripartenza: 5 cose da fare subito. Infrastrutture, Zes, lavoro, giovani, inclusione
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