22 giugno 2026   Articoli

Il Sud e la sfida per l’energia

Corriere del Mezzogiorno

Emanuele Imperiali - Giornalista - Corriere del Mezzogiorno

Ne è passata di acqua sotti i ponti dal lontano 1987 e anche dal 2011, date in cui si svolsero i due referendum che bocciarono l’energia nucleare in Italia. Ma quella di nuova generazione è tutt’altra cosa. Si concentra sulla tecnologia a fusione, progettata proprio per superare i limiti delle vecchie centrali. L’obiettivo è garantire maggiore sicurezza, grazie all’arresto automatico senza intervento umano, minori scorie e costi ridotti.
Ma, come sempre quando si tratta di insediare nuovi impianti che la popolazione giudica a rischio, scatta la sindrome di Nimby, nessuno li vuole vicino casa o nei pressi dei luoghi frequentati dalla propria famiglia. Storia già vissuta col Tap a Melendugno, che suscitò proteste accese ma poi si è rivelato un investimento intelligente e lungimirante, soprattutto in seguito alla rottura con la Russia e al blocco delle importazioni di gas da quel Paese.
Una sindrome che non va certo presa sottogamba ma che non può e non deve costituire un elemento ostativo tale da impedire al governo, di qualunque colore esso sia, di decidere. I sindaci potranno avanzare autocandidature e sarà interessante vedere quali primi cittadini pugliesi si faranno avanti.
Nelle settimane scorse alla Camera è stato approvato il disegno di legge delega per il ritorno all’energia nucleare in Italia, puntando sui mini-reattori nucleari, fino a 300 megawatt, che si potranno realizzare in poco tempo. Ora, in attesa che il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, dopo l’ok anche del Senato, individui una ventina di siti nucleari per coprire una fetta significativa del fabbisogno elettrico nazionale, di cui i primi potrebbero accendersi nel 2035, già infuria la polemica sul dove ubicare questi impianti. In Puglia le ipotesi più probabili sono dove era la centrale termoelettrica ex Enel Federico II, che fu uno dei maggiori poli energetici italiani, nel porto di Brindisi. E il polo energetico di Taranto, dove la presenza dell’Ilva postula una forte domanda industriale e dove ci sono infrastrutture energetiche e portuali: in questo secondo caso si intravede dietro questa eventuale scelta una possibile, e auspicabile, integrazione con la decarbonizzazione dell’industria siderurgica. A sua volta, in Basilicata, il polo di insediamento potrebbe essere la Val Basento, un’area industriale con disponibilità di spazi e minore densità abitativa rispetto ad altre zone.
Un fatto è indubitabile: le guerre in corso, e soprattutto la crisi di Hormuz, stanno dimostrando che il ricorso alle fonti fossili, segnatamente il petrolio e il gas mediorientale, è ancora massiccio e rilevante per l’economia italiana. L’incremento del prezzo dell’energia impatta sulle bollette e, attraverso il costo del trasporto, sulla spesa alimentare, pregiudicando l’equilibrio finanziario soprattutto delle famiglie a basso reddito che a questi esborsi dedicano una parte rilevante del proprio stipendio. In questo quadro sono proprio le regioni meridionali, come la Puglia, che rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi. La transizione energetica è indispensabile rispetto agli obiettivi di autonomia strategica ma è anche una opportunità di sviluppo industriale per il Mezzogiorno. Dove la strada obbligata è puntare su un mix di fonti energetiche differenziato ed equilibrato, nel quale le rinnovabili abbiano un peso del 65%, il nucleare del 20% e il gas naturale del 15%. In Puglia, in base al piano nazionale integrato per l’energia e il clima, si stimano investimenti per 5 miliardi e 700 milioni, che darebbero lavoro a poco meno di 15mila addetti.
E allora chi è contrario alla scelta del nucleare di seconda generazione dovrebbe poi fare a meno o ridurre fortemente, per fare qualche esempio, i condizionatori d’estate e il riscaldamento d’inverno. E rinunziare a usare sempre l’auto per l’aumento significativo del prezzo dei carburanti. O in alternativa, accettare, senza batter ciglio, di pagare una fattura energetica molto alta.

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