04 dicembre 2020   Articoli

Sud avamposto di rinnovabili e idrogeno

Energia verde per un futuro a emissioni zero

Giovedì 10 dicembre alle 11.30 si è svolto in diretta l'appuntamento realizzato da Merita in collaborazione con Matching Energies Foundation dal titolo “Sud avamposto di rinnovabili e idrogeno - Energia verde per un futuro a emissioni zero”.

Sono stati con noi:

Gaetano Manfredi - Ministro dell’Università e della Ricerca,

Marco Alverà - AD di Snam,

Paolo Gallo - AD di Italgas,

Salvatore Bernabei - AD di Enel Green Power,

Francesco Del Pizzo - Direttore Strategie di sviluppo rete e dispacciamento di Terna,

Francesca Mazzarella - Direttrice Fondazione Utilitatis,

Valeria Termini - Università Roma Tre,

Paolo Pirani - Segretario generale UILTEC,

Christopher Hebling - Direttore Tecnologie per l’idrogeno, Fraunhofer Institute,

Giuseppe Coco - Università di Firenze e di Bari, Socio promotore di Merita,

Marco Zigon - Presidente di Matching Energies Foundation,

Claudio De Vincenti - Presidente onorario di Merita,

 

Coordina Celestina Dominelli - Sole 24 Ore

L'incontro è sponsorizzato da Enel, Snam, Terna e Italgas. Media partner: Corriere del Mezzogiorno, Formiche, Economy, Radio Radicale e IlDenaro.it. 
 

Di seguito trovate il nostro Position Paper "Sud avamposto di rinnovabili e idrogeno - Energia verde per un futuro a emissioni zero”

Premessa

La transizione alle energie rinnovabili nel nostro Paese è stata complessivamente un successo, ma con notevoli zone d’ombra ed importanti errori di policy. Mentre incentivi ed innovazioni regolamentari hanno portato ad una installazione di impianti da fonti rinnovabili che ci hanno consentito nel 2015 e prevedibilmente anche nel 2020 di centrare con tranquillità i target comunitari che ci siamo dati, una riflessione sui costi e sulla natura della transizione è necessaria per una razionale impostazione delle politiche future. Gli incentivi alle rinnovabili, per alcuni periodi forse troppo consistenti, sono stati realizzati in larga misura accollandoli all’utenza finale, tuttavia facendo crescere il prezzo medio dell’energia ben al di sopra della media europea. La misura dell’incentivo non è stata probabilmente ben tarata per alcuni periodi ed ha generato una proliferazione di impianti volti al perseguimento di un beneficio finanziario di breve periodo, al di fuori di una razionale programmazione. Infine il sistema paese è stato incapace di generare una offerta a monte di impianti. In effetti per l’eolico si è fatto ricorso a forniture dal Nord-Europa mentre nel campo del solare, pannelli e batterie sono in gran parte prodotti in Cina. 

Le fonti rinnovabili elettriche (FER) hanno ad oggi raggiunto, grazie a notevoli aumenti di efficienza, una sostanziale parità di costo, nonostante i bassi prezzi delle fonti fossili. Ciò sembrerebbe implicare che la loro quota in termini di energia elettrica, di energia termica e di energia per il trasporto dovrebbe crescere più velocemente nel prossimo decennio per effetto di ulteriori efficientamenti. Purtroppo le previsioni del Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima del Governo (Dicembre 2019) non confermano questo dato. A fronte di una quota delle rinnovabili sui consumi di energia elettrica pari al 34% circa nel 2017 e su quelli complessivi di energia pari al 18%, già al di sopra del target 2020 ed in crescita secondo fonti attendibili sopra il 20 per cento nella prima parte di quest’anno, anche per effetto del decremento di consumi, il Governo prevede incrementi di queste quote a politiche invariate nell’ordine solo del 2-3% nel decennio successivo. 

Considerando la raggiunta economicità delle FER, il proseguimento della crescita della quota non dipende più in maniera dirimente da incentivi economici alla installazione. I limiti alla crescita si manifestano ormai soprattutto nella discontinuità e nella imperfetta conservabilità dell’energia da rinnovabili. Questi limiti sono, in parte, superabili attraverso attenti e consistenti investimenti in reti intelligenti, batterie e pompaggi. Ciò richiede in primis pianificazione e investimenti di dimensione notevole. Con l’avvertenza peraltro che per le batterie si pongono sia questioni geopolitiche – con la Cina che controlla le aree più ricche di materie prime e ha conseguito un vantaggio nello sviluppo di processi e prodotti – sia questioni di smaltimento ambientalmente compatibile.

Limiti ulteriori derivano al momento dalle difficoltà tecniche di convertire alcuni settori all’uso sistematico di energia elettrica. Queste difficoltà si pongono in misura rilevante sia nel campo dei trasporti – soprattutto per camion, navi, aerei - sia per l’industria, almeno per la parte energivora. Con il corollario anche che sia l’intensità sia la quantità di energia elettrica eventualmente necessaria per sostituire i carburanti fossili potrebbe richiedere un potenziamento infrastrutturale di dimensioni difficilmente conseguibili.

E’ a fronte di questi problemi che lo sviluppo di tecnologie di produzione e trasporto dell’idrogeno come vettore energetico che incorpora, conserva e consente di trasportare energia prodotta dalle fonti rinnovabili elettriche può rivelarsi una strada di grande interesse. In questa direzione vanno sia le recenti indicazioni strategiche della Commissione Europea sia le scelte di ricerca e sviluppo di alcune grandi imprese europee e italiane.

Alcune scelte di fondo

  1. In un primo tempo l’idrogeno potrebbe essere sintetizzato a partire dal gas metano (idrogeno blu), processo che comunque porta alla emissione massiccia di CO2 e che quindi, per essere neutrale, richiederebbe la cattura dell’anidride. Nel lungo periodo però, considerando i costi e i limiti della cattura, la neutralità può essere solo raggiunta tramite il passaggio ad una produzione di idrogeno per elettrolisi (dall’acqua), senza uso di fonti fossili di alcun genere (idrogeno verde). Un processo che richiede energia (elettrica) a sua volta, cosicché l’idrogeno diventa un mezzo per il trasporto e lo stoccaggio di energia prodotta da rinnovabili.
  2. Lo sviluppo di una tecnologia dell’idrogeno ha fatto passi avanti notevoli negli ultimi due anni. Nell’estate del 2020 la Commissione Europea ha rilasciato, a margine della Strategia per l’Integrazione dei Sistemi Energetici (COM (2020) 299 final), anche una Comunicazione sulla Strategia per l’Idrogeno (COM (2020) 301 final). La Commissione punta ad un vantaggio strategico sull’idrogeno, che non comporta gli svantaggi geopolitici tradizionali o di nuovo tipo, e nel quale possiamo acquisire un vantaggio industriale, considerando che siamo agli albori dello sviluppo e della produzione.
  3.  Sia Germania che Francia hanno già lanciato delle strategie per l’idrogeno annunciando investimenti rispettivamente per 9 e 7 miliardi nei prossimi anni soprattutto per lo sviluppo di tecnologie di elettrolisi e di infrastrutture di trasporto, con target molto ambiziosi al 2030. La Francia con altri 5 Paesi minori ha inviato una lettera alla Commissione chiedendo di dedicare parte delle risorse del Just Transition Fund alla strategia per l’idrogeno. In questa prospettiva si potrebbe inserire anche l’avvio di attività di ricerca e sperimentazione in siti italiani come Taranto e il Sulcis.
  4. L’Italia dovrebbe acquisire il ruolo di front runner in questa corsa, per evitare di essere ex post dipendente nelle forniture da un partner europeo, o peggio da un concorrente extra-europeo. Il Governo ha presentato e pubblicato sul sito del MISE una bozza di strategia per l’idrogeno per commenti e discussione. Allo stato la bozza prevede solo una stima di investimenti per 10 miliardi al 2030, e l’indicazione di massima delle fonti finanziarie. E’ importante identificare con velocità i progetti concreti su cui spendere (si veda sotto), che vengono rimandati ad un tavolo specifico. Soprattutto però il Piano ignora la necessità e la convenienza di concentrare gli investimenti nel Mezzogiorno. Il Mezzogiorno infatti presenta condizioni geografiche, climatiche e infrastrutturali che lo candidano a svolgere un ruolo di punta.
  5. L’introduzione dell’idrogeno renderà possibile estendere il contenuto di FER nel sistema energetico e remunerativo l’uso addizionale di rinnovabili per produrre idrogeno. Sarà necessaria da parte delle imprese del settore una attività di pianificazione integrata delle installazioni di capacità in maniera coordinata con gli impianti per l’elettrolisi.

Gli interventi da attivare

  1. Investire in maniera convinta sulla ricerca nel campo attraverso la creazione di dottorati specifici (di cui una quota nel Mezzogiorno d’Italia). Il MIUR ed il MISE dovrebbero farsi promotori di una specifica iniziativa cui riservare risorse importanti, rispettando il principio della specializzazione e quindi evitando la diffusione di risorse a pioggia. Le imprese del settore dell’energia dovrebbero partecipare a questo processo nella definizione dei bandi ministeriali e, in parte, nel finanziamento. Una quota rilevante dei finanziamenti per la ricerca dovrebbe essere riservata a atenei del Mezzogiorno secondo una logica di creazione di pochi centri specializzati, finanziati parzialmente anche da imprese nazionali.
  2. Avviare sperimentazioni per cluster locali intorno a complessi industriali e logistici per sviluppare su scala limitata ma significativa tecnologie di produzione, trasporto e utilizzo dell’idrogeno e comparare costi e risultati sul versante sia dell’idrogeno blu che dell’idrogeno verde. E’ un percorso che ha bisogno di capacità di programmazione da parte dello Stato e di coinvolgimento delle imprese in un percorso di pianificazione strategica flessibile e aperta a sviluppi oggi difficilmente prevedibili. 
  3. In prospettiva, cominciando a esplorare gli scenari che le sperimentazioni di cui al punto precedente potranno aprire, va impostato il tema del trasporto su media e lunga distanza dell’idrogeno e delle infrastrutture di distribuzione.
  4. Secondo la International Energy Agency (IEA), l’uso dell’idrogeno potrebbe essere vantaggioso per trasporti pesanti e internazionali per la difficoltà di stoccare sufficiente energia elettrica in questi casi. Il trasporto marittimo è un primario candidato a un cambiamento radicale. Lo sviluppo di terminali di stoccaggio nei porti potrebbe quindi servire sia le grandi navi sia allo sviluppo e riconversione industriale di settori energy-intensive come la siderurgia. Progetti di transizione all’idrogeno entro il 2025, passando per fasi di produzione con l’uso del gas naturale, sono stati approntati sia in Svezia che in Germania dal Gruppo Thissenkrup per la grande acciaieria di Duisburg.
  5. Ancora la IEA, ma anche altri analisti, accreditano l’Italia ed in particolare il Mezzogiorno, di un ruolo primario per lo sviluppo dell’idrogeno. Il basso costo e l’abbondanza dell’energia rinnovabile, solare in particolare, assieme ad asset preziosi e pervasivi quali la rete di trasmissione elettrica e la rete di trasporto del gas naturale, rendono il Meridione il luogo ideale per la trasformazione di energia elettrica rinnovabile attraverso elettrolisi e il suo trasporto agli utilizzatori. 
  6. In una più lunga prospettiva, andrà poi esplorato il possibile ruolo del Mezzogiorno come punto d’accesso privilegiato di idrogeno prodotto con rinnovabili in Africa settentrionale, restituendo al Mezzogiorno il ruolo di leader economico dell’area e prospettive economiche ai paesi dell’altra sponda del Mediterraneo.
  7. Accanto alla programmazione e diversificazione verso l’idrogeno, si dovrà procedere ad una ulteriore semplificazione dei processi autorizzativi di installazione di fonti rinnovabili. Cominciamo ad assistere infatti a resistenze delle amministrazioni locali anche sulle energie rinnovabili. I criteri per le autorizzazioni dovranno essere chiari e, considerando le minori esternalità, discrezionalità dovranno essere previste solo in casi di dimostrato impatto avverso via qualche identificabile esternalità categorizzata ed in ragione della popolazione impattata in rapporto ai benefici attesi.

 

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